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Roberto Ferraresi

Messico e nuvole .

Merda, merda, merda, ma che cazzo.

Mi sono licenziato perché non ce la facevo più. Certa gente, solo perché sono i padroni e per un po’ di soldi che hanno messo da parte, si credono di essere chissà chi cazzo.

Merda, non sano proprio come trattare la gente, si credono superiori solo perché hanno una merda di locale, ed io che ci ho buttato sangue e sudore per lavorare in questa merda di posto, io che ho sopportato tutte queste teste di cazzo, da una parte i proprietari, ignoranti incapaci di gestire neanche una latteria e dall’altra i clienti.

 

I clienti, merda, i clienti, sono i peggiori, gente fottuta dalla vita che non trova di meglio da fare che rompere le palle ai camerieri, ai cuochi ed ai barman come il sottoscritto.

Coglioni che vengono con una troietta di periferia e si sentono in dovere di rompere i cosiddetti a chi lavora, gente che quando paga si sente padrone di tutto questo niente che ci circonda, di questa merda effimera che ci riempie il cervello e ci costringe a trattare gli altri come degli schiavi.

 

Gente fottuta, fottuta da questa cazzo di vita.

Puttane con le emorroidi, con le mutande sporche di merda, con dei figli subnormali, drogati, sbattuti in qualche galera a farsi fare il culo da un robusto compagno di cella, con le mestruazioni, il conto del dentista, il conto del droghiere, del macellaio, del parrucchiere, tutti saldati con pompini sottobanco mentre le mogli baffute servono i clienti subnormali che si masturbano con le scatolette di tonno e le stronze in menopausa, esaurite di merda che cacciano un coltello da macellaio se gli dai un etto di prosciutto in più.

 

Tutti i depressi del cazzo venivano a bere da me, tutti ordinavano Margarita, per rompermi il cazzo per fare la crusta al bicchiere e dopo il terzo si sentivano forti, si sentivano in Messico, sotto il sole, a bere Mezcal col verme folle nel bicchiere, a sentirsi gli ultimi desperados, essendo dei fighetti del cazzo con la camicia a quadretti ed il maglioncino sulle spalle, con quelle loro facce calve da sorcetti a dire “cazzo, il Messico, mi sento forte in questa terra di frontiera, c’ho i soldi di merda in tasca, respiro più forte, mi compro tutte quelle cigane di merda, glielo metto nel culo e poi le piscio in faccia a quelle merde mezze nere”, coglioni fottuti dalla vita che non hanno il minimo rispetto della dignità delle persone, lo devono mettere in culo a qualcuno per sentirsi uomini, perché lo hanno preso loro in culo tante volte.

 

L’hanno preso nelle chiappe dal capufficio con la moglie lesbica che si è confessata la prima notte di nozze e solo una volta, ubriaca, glia ha fatto una sega nella stanza dei bambini mentre erano a scuola, hanno subito una dilatazione dello sfintere anale dalla stronza che hanno sposato, che dopo un mese dal matrimonio ha iniziato ad ingrassare senza ritegno con la scusa di mettere al mondo una massa di bambini iene che, nel migliore dei casi, odierà i genitori perché troppo coglioni, perché tutti gli altri hanno il motorino, le scarpette, i vestiti, le mutande alla moda dettata da omosessuali feroci, il telefonino del cazzo con le suonerie di Sanremo scaricate da internet. Lo prendono nelle chiappe alle riunioni di condominio, con la vecchia stronza che gli bagna il balcone quando annaffia i gerani, da quell’ignorante arrogante che gli frega il posto macchina e non risponde neanche se gli parlano. Lo prendono in culo ai meeting aziendali, quando il loro nome non figura mai nella lista, dal capufficio che gli frega i progetti e li presenta come suoi, da una segretaria che gli ha fatto un pompino nella stanza della fotocopiatrice a adesso li ricatta. Gente stritolata da un ingranaggio mortale che ti porta a fare debiti per tutto, per comprare i vestiti a quelle sanguisughe chiamate figli, che ti considerano uno stronzo se non gli fornisci i simboli della nostra società, stritolati dalle rate delle macchine, dalle assicurazioni, dai mutui, dalle bollette del telefono, dell’ENEL del gas, dell’immondizia che sta a macerare per mesi sui marciapiedi delle città, stritolati da mogli isteriche che avevano diritto ad una vita migliore e li guardano come delle merde perché il vecchio fidanzato adesso è pieno di soldi, non parlano perché l’unica parola che uscirebbe sarebbe fallito, se non la pronunciano non lo fanno per umanità, per gentilezza, per non infierire su un povero cristo fottuto dall’umanità, no, non lo dicono perché hanno paura che il povero cristo impazzisca e le lasci in faccia un ricamo fatto con la smerigliatrice.

 

Merda, merda, merda, povera gente, è logico che sono fottuti a vivere in una società di merda come questa, è logico che mi trovo davanti gente che dopo la terza tequila sale e limone mi racconta la vita vissuta ruttando baccalà alla livornese e linguine allo scoglio e poi corre nel cesso a lottare per non vomitare, come se trattenesse dentro quella vita di merda, lottando per non buttarla nel cesso, mentre sono già alla frutta aspettando che  venga qualcuno a tirare la catena.

 

Siamo fottuti, siamo tutti fottuti e continuiamo a comprare il prosciutto crudo, a correre all’ipermercato per il 3X2, a correre all’Ikea per comprare dei mobili del cazzo che ti dannerai quel poco di anima che non è scappata dal buco del culo, sudando come una bestia per poi poter dire “amore, quel cazzo di fottuto mobile di merda è montato, adesso vorrei fare una prova forandoti il cranio ipocefalo con l’avvitatore Black & Decker e poi segandoti in quarti di vacca e metterti in quel cazzo di armadio in laminato ricoperto in finto faggio e cospargere tutto di benzina e dare fuoco.

Fuoco, fuoco, fuoco.

Fanculo!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

Si, fanculo, fanculo a tutti, alle lesbiche, alle troie con i figli subnormali, ai rappresentanti degli aspirapolvere, ai macellai, ai farmacisti, ai vigilanti, agli assicuratori, agli elettricisti, agli idraulici, ai panettieri, alle ninfomani con le emorroidi, ai carcerati con i tatuaggi, alle ragazze della lap dance, ai giocatori di hockey, agli stronzi che scelgono le mazze del golf, a chi confeziona maglioni con le renne, ai tristi pezzi di merda che si travestono da babbo natale e poi muoiono incastrati nei camini con dei figli cattivi che accendono il fuoco e si siedono al divano a guardare lo spettacolo dello stronzo che si contorce tra le fiamme.

 

Fanculo ai giornalisti, ai commercialisti, ai cuochi, ai militari di carriera, ai quindicenni drogati di merda nel cervello che si credono duri e quando prendono uno schiaffo piangono e corrono dai genitori.

Mi sono rotto di dover sopportare la gente, gente che porta in giro facce di buchi di culo di galline senza vergognarsi neanche un po’ ad avere una faccia così, coglioni che girano con quattro cellulari, ognuno con una musichetta più idiota dell’altro, che suonano contemporaneamente martellandomi i nervi e l’imbecille che risponde: “ciao cara, amore, caro dottore, carissimo, carissimissimo, carissimissimissimo, ciao bella, ciao stella, ciao a quella puttana di tua madre dalla quale ti fai chiamare ogni trenta secondi per dimostrare di essere una persona importante, senza sapere che per gli altri sei solo un grandissimo rompicoglioni con quattro cellulari di merda il cui unico utilizzo sensato sarebbe attivare la vibrazione e ficcarteli in culo.

 

Basta, basta, non voglio più vedere quelle isteriche che guidano macchine enormi, immense, parlando al telefonino con l’amica che le dice che il suo nuovo ragazzo ha il cazzo di 28 centimetri e mentre parla la stronza si rifà il trucco a quella faccia da campo di sterminio e tu ti trovi a passare in bici davanti al muso del suo fottutissimo fuoristrada raccomandandoti l’anima la diavolo.

 

Basta, non voglio vedere più tutti quei cazzi di fascisti, di comunisti, di centri sociali che non hanno mai lavorato un’ora in vita loro e che hanno il papino danaroso che li riempie di soldi per fargli fare gli alternativi, non voglio più vedere i meccanici, gli idraulici, i trans che ce l’hanno più grosso del mio, le vecchie che giocano al lotto, i vecchi in macchina che mi camminano davanti a 10 all’ora, i pianisti jazz, le donne in carriere con le mutande a serramanico, le ragazze con i tatuaggi sul fondoschiena, gli imbecilli imbrillantinati, i tris a poker mentre gli altri hanno tutti la scala, i panettieri, i direttori didattici, i tecnici del computer, le commesse dei negozi di abbigliamento, i medici in carriera, gli agenti del fisco, i finanzieri, i carabinieri, i pulotti, gli spacciatori, i ladri di autoradio, gli albanesi di merda, i settentrionali, i dirimpettai, le donne della pulizia, le donne nella polizia, gli avvocati, gli ingegneri, le concessionarie della Chrysler, della Fiat, della Mercedes, i coglioni che spendono 10.000 euro per una smart, gli impiegati di banca, i commessi del Blockbuster, gli idioti ipnotizzati che mangiano al Mc Donalds, una mutanda sporca che è rimasta per un mese sotto una sedia nella mia stanza da letto.

 

Fanculo, a tutti, io vi saluto e vado in Messico, vado a bere tequila, a fare la siesta, a guardare la polvere che si alza dal deserto, a guardarvi accumulare denaro, a comprare una casetta del cazzo e due macchine, la casa al mare, il weekend, le cene con gli amici sposati con figli, alle feste di promozione, alle serate del cazzo con gli amici a giocare ai giochi di società, alle cenette, allo spaghettino, ad uscire perché si deve e poi morire di sonno e di voglia di chiudersi in casa, ed io che bevo e bevo e bevo e vi guardo come delle merde. Stronzi.

 

Basta, basta, adesso l’ultimo cocktail. Quale?

1/3 di Martini rosso, 1/3 di Bitter Campari, 1/3 di Gin, shaker, ghiaccio, agitare e servire.

 

 

 

 

Roberto Ferraresi

Messico e Nuvole

Invettiva contro Pedro Adelante

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Invettiva contro Pedro Adelante.

 

Spett.le Ill.mo

Sig. Dott.

Nicola Pesce Editore

Battipaglia (SA)

 

Pregiatissimo, Onorevolissimo, Illustrissimo Signor Dottore Nicola Pesce Editore, le scrive il Cavalier Ufficiale Signor Onofrio Quaqquarone, dipendente della Pubblica Amministrazione in riposo, per permettersi la licenza di porgere, senza ombra alcuna di offesa al suo nobile lavoro letterario, alcune rimostranze in merito a delle persone che si millantano scrittori che, purtroppo, per sua magna bontade, lei pubblica sulla sua onorevolissima rivista letteraria.

 

Dopo 50 lunghi anni al servizio dello stato, anni nei quali lo scrivente si è distinto per lealtà ed onestà, anni trascorsi cercando di preservare l’onorevolezza della nostra bella repubblica, combattendo l’indecenza e la nequizie della società corrotta dalla “moralis turpitude” insegnata alle povere giovani menti dai nostri libertini cugini d’oltralpe, la ville lumiere che ha perso i lumi, se mi permette la facezia, lavorando con zelo e testardaggine come pubblico censore, si ritrova adesso, sempre lo scrivente, a dover subire l’affronto di leggere sulla sua rivista le insulsaggini di giovini autori, millantati tali, come il tal Pedro Adelante, sicuramente un libertino castigliano, se non addirittura un anticristo Cubano emigrato per impestare i nostri teneri ragazzi educati secondo la morale cattolica amorevolmente concessa da nostra Santa Madre Chiesa, ragazzi educati al concetto di Chiesa, Patria e Famiglia, con le liberte pratiche di quell’isola demoniaca strappata da quei demoni barbuti alle amorevoli cure dei nostri grandi protettori americani, ultimo baluardo della moralità e dell’onestà nel mondo.

Come osa questo signor Adelante di imbrattare l’immacolata carta con le sue porcherie, come osa narrare con stile sgrammaticato delle sue avventure sessuali, di alcol e di droga, di prostitute, delle sue nefandezze?

 

Ha mai conosciuto, il signor Adelante, il senso della parola “Pubblica Morale”?

No, mi rispondo, leggendo le sue sconcezze.

Il signor Adelante pensa forse che si possa appellare artista scrivendo dei suoi coiti? Delle sue oscene orge?

Mala tempora currunt!

 

Consiglierei vivamente al signor Adelante di correre in chiesa col capo cosparso di cenere ed inginocchiarsi alla veneranda figura del prete e confessare tutte le sue nefandezze e chiedere il perdono di Nostro Signore Gesù Cristo, invocare la grazia per le sue malefatte e pregare. Dovrebbe tal signore andare immediatamente ad iscriversi all’azione cattolica, alla nostra santissima Comunione e Liberazione e rendersi utile nella diffusione del vangelo come fanno tanti bravi ragazzi per sentirsi amato da Dio, cantare gli inni, servire messa, lavare i piedi ai poveri vecchi, invece di spendere soldi con le prostitute.

 

Anatema su di te, Pedro Adelante, se non ti redimi, il fuoco eterno ti aspetta, brucerai all’inferno con i tuoi simili, demoni rapaci, libertini incalliti nel vizio.

Dove, mi dico, dove sono finiti i bei tempi di una volta, quando i vizi si tenevano nascosti fra le mura domestiche, si faceva tutto in privato, la nostra bella facciata di morale era salva e protetta dalla saggezza dei vizi nascosti e pubbliche virtù.

Ma, dico io, figliolo caro tutto si è sempre fatto, ma con garbo, con accortezza, senza sbandierarlo sui giornali.

 

Ricordo che quando era un giovane nerbo ero conosciuto in tutti i casini della città, e quante volte ci ho trovato Don Mingione, il prete della parrocchia di Maria Santissima Addolorata, questo benedetto padre della chiesa, teologo illustre, la domenica tuonava in chiesa contro la condotta immorale delle giovani, contro la perdita di valore della castità , della sacralità dell’unione vista come concepimento, gettava anatemi sui fornicatori, anche se si scambiavano un bacio sulla guancia, anche se si tenevano solo per mano e poi, entrava nel casino quella lenza e si spendeva i soldi della questua, le offerte per la parrocchia, con delle troie minorenni, gli piacevano le bambine, gli piaceva il coito contro natura e non lo dava solamente, lo prendeva anche, eccome se lo prendeva.

 

Ma poi, usciti dal casino eravamo la morale dell’Italia che fu.

Niente in pubblico. Immacolati.

Quindi smettiamola con queste provocazioni. La purezza.

 

Un altro appello contro quel tal Roberto Ferraresi.

Come osa, quest’altro bell’esempio di canaglia, di prendere per i fondelli la Regia Arma dei Carabinieri, servitori dello stato fedeli nei secoli, mettendo alla berlina uno dei suoi rappresentanti, l’appuntato Gargiulo?

Come si permette e come quello non reagisce con la giusta severità leggendo dei resoconti delle sue imprese sulle pagine della sua onorevolissima pubblicazione?

I carabinieri sono presone oneste che mettono la loro vita al servizio della nazione e meritano perciò l’assoluto rispetto.

 

Non si può insinuare nelle giovani menti il dubbio che un apparato dello stato possa essere corrotto ed inefficiente, sarebbe come insinuare che lo stato sia corrotto ed inefficiente, come dire che i politici rubano.

Ma dove si è mai visto cotanto disonore.

Signor Ferraresi, anche lei, la smetta.

I carabinieri non sbagliano mai.

 

Vada anche lei in chiesa, preghi e quando la fermano i carabinieri risponda sempre con un sorriso a delle persone che la stanno proteggendo dalle orde barbariche dei senza dio comunisti.

Ma è mai possibile sbandierare queste cose sui giornali?

Quando io lavoravo nell’interesse delle Stato non vedevo la corruzione?

Ero forse cieco?

 

Io e i miei colleghi con un ufficio così delicato di potere e responsabilità abbiamo mai preteso niente in cambio del chiudere un occhio?

MAI!

Solo, a volte, la nostra bontà, la nostra carità cristiana ci ha ammorbiditi della severità richiesta dalle leggi dello stato per aiutare povera gente bisognosa di una licenza, tutti buoni cristiani come noi che, per le ineluttabili avversità a cui la vita ci sottopone, non avevano i requisiti per fare quello che volevano.

E abbiamo mai preteso vil denaro per la nostra bontà?

MAI!

 

La gente riconoscente del nostro aiuto ce ne ha offerto e noi, potevamo mai noi offendere quelle persone che così sensibilmente volevano mostrare il loro affetto per il nostro essere buoni cristiani, oserei dire buoni samaritani, con una tangente offerta in denaro da devolvere in beneficenza. Forse mi sono sporcato le mani prendendo quel denaro offerto spontaneamente dalla gente che aiutavamo, sporcato perché la coscienza cattolica impone che l’aiuto deve essere offerto senza null’altra ricompensa oltre quella che può dare il sentire di aver fatto del bene, ma io le mani le ho pulite facendo altro bene, mi sono lavato la coscienza aiutando delle povere fanciulle bisognose, aiutando la chiesa, a volte li davo direttamente a Don Mingione (scherzosamente chiamato Don Mangione) quando l’incontravo nei postriboli, per la fretta di aiutare anche lui a far del bene alle fanciulle (lui alle bambine) senza dover aspettare la domenica per dargli la sua parte in chiesa.

 

Redimetevi o i corvi di Dio banchetteranno con le vostre carogne putrescenti marcite dal vizio prima i purificarle nelle fiamme dell'inferno, andate in chiesa, chiedete la benedizione del signore e non scrivete queste nequizie.

Anzi, non pensatele nemmeno.

Non pensate e basta.

 

Siate fedeli osservanti e cittadini zelanti, fedeli servitori del Papa e dello stato, lavorate duramente e non scrivete sui giornalacci, unitevi biblicamente solo per procreare altri fedeli cristiani e servitori dello stato.

Illustrissimo, Onorevolissimo, Signor Dottor Nicola Pesce Editore, Ahi tempora, ahi mores, perdoni lo sfogo dello scrivente ma non ne potevo più delle turpitudini di questi due pendagli da forca.

 

 

Un fedele Cristiano e servitore dello stato in pensione.

Cav. Uff. Onofrio Quaqquarone.